L’arrivo di un forte terremoto in Italia è sempre più concreto

La possibilità che un terremoto devastante colpisca l’Italia, è sempre più concreta. Ad inizio 1900 furono ben 3 le scosse di magnitudo superiore al 7° grado della scala Richter. Nel 1905 in Calabria (7.1), nel 1908 lo Stretto di Messina (7.2) e nel 1915 ad Avezzano (7.0). Mentre l’ultima forte scossa del dopo guerra rimane quella del 1980 in Irpinia, 6.9 Richter. Negli ultimi 100 anni l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha annotato altri terremoti decisamente più lievi, ma non per questo meno gravi. Gli eventi tellurici compresi tra 5.5 e 5.9 sono stati 19, cui vanno sommate le 4 avvenute in provincia de L’Aquila. Quelle tra 6.0 e 6.9, ben 12.

Eppure basterebbe volgere lo sguardo alla mappa dei terremoti storici per capire la situazione. Dal luogo dove si sono verificati quelli più forti, per prendere consapevolezza che potranno ripetersi in maniera analoga se non addirittura più forte. Ma nel contempo non tranquillizzare laddove non si siano verificati, visto che non è detto che in quel punto non possano accadere. Gli italiani tuttavia hanno la memoria corta. Se in ordine di tempo, l’ultimo terremoto distruttivo risale al 23 novembre 1980 in Irpinia, con effetti del X° grado Mercalli e migliaia di vittime tra Campania e Basilicata, la storia non ha insegnato nulla per quelli successivi. Benché paradossale, abbiamo avuto la fortuna di non vedere il replay di un tale scenario, che più passa il tempo, più è prossimo il ripetersi in qualsiasi parte d’Italia.

Dal 1997, quando una scossa del VI° grado Richter provocò danni in Umbria e Marche, con il crollo della volta nella basilica di San Francesco d’Assisi, i terremoti di una certa intensità si sono ripetuti più frequentemente. Il 31 ottobre 2002 in Molise, di magnitudo 5.8 Richter, dove crollò una scuola elementare e morirono diversi bambini e insegnanti, il cui bilancio finale del sisma sarà di 30 morti, 100 feriti e 3.000 sfollati. Per arrivare a quello de L’Aquila di 6.1 Richter e quelle successive in Emilia Romagna del 20 e 29 maggio 2012 rispettivamente di 5.8 e 5.6 Richter. Concludendo poi lo scorso anno con quella di Amatrice di 6.0 e Norcia 6.5 Richter.

Se come ribadisce la scienza i terremoti non si possono prevedere, è possibile prevenirne gli effetti. Dal finanziamento all’adeguamento sismico nelle strutture pubbliche particolarmente ospedali, scuole e chiese. A quelle private. Così come è quanto mai necessario sostenere chi studia tali fenomeni affinché non venga meno l’attenzione dei cittadini sul tema. E non si riproduca l’ennesima carneficina al prossimo evento tellurico.