La giustizia superi il perbenismo, nessun attenuante per l’omicida di Varese

L’omicidio di Varese grida giustizia.

Come si può abbassare la guardia davanti ad un uomo che ha tentato di accoltellare un altra persona? Basterebbe questa domanda per giungere alle dovute conclusioni. Invece al quesito se ne pongono altri.

Se un individuo attenta alla vita altrui, niente arresti domiciliari: carcere duro. E non può essere diversamente davanti ad un balordo già segnalato alla Procura per maltrattamenti in famiglia per il quale era stato aperto il “codice rosso”.

Dal canto suo, il presidente del tribunale ha affermato che relativamente alle denunce della donna non vi è alcuna pendenza a carico dell’uomo. E tra i due non risulta alcun atto di separazione. Stavolta, però, si è superato il limite. Perché a perdere la vita è stato un bambino di appena 7 anni.

Come sempre accade, riparte la retorica. È risaputo che la violenza genera violenza, ma è impensabile pensare di contrastarla senza certezza della pena.

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